Betting Exchange: cos’è e come funziona

Entro aprile 2014, dopo qualche intoppo, dovrebbe finalmente sbarcare in Italia il “betting exchange”, un nuovo metodo di scommessa. Almeno per il nostro Paese. Nel mondo anglosassone, infatti, il betting exchange ha già incantato migliaia di scommettitori, portando a un grande movimento di denaro. Il nome italianizzato di questa nuova tipologia è “scambio scommessa”. E forse qualche lettore ne avrà sentito parlare, perché è ormai da mesi che si attende l’arrivo del betting exchange in Italia. Per chi invece non conosce proprio tutto, vi offriamo una mini guida. Proprio qui di seguito.


BETTING EXCHANGE: COS’E’ E COME FUNZIONA

Qual è la novità? Semplice. Ogni scommettitore potrà fare anche da banco. In sostanza, lo scommettitore, in pieno anonimato, può diventare un bookmaker (appoggiandosi come ai canonici siti, appoggiati da Aams – e quini garanti della legalità – che faranno da aggreganti: in sostanza, i siti che offriranno il betting exchange in Italia saranno quelli AAMS che avranno passato i test con SOGEI, e sicuramente betfair uno dei principali), proponendo quote su vari avvenimenti. E ai bookmaker canonici, che faranno da piattaforma? A loro andrà una piccola commissione derivante dai vari pagamenti (5%). Detto ciò, passiamo al funzionamento vero e proprio.

Il betting exchange prevede due tipi di scommessa:

1) punta o back: ossia, la puntata classica su una giocata, con quote allettanti atte a richiamare l’attenzione di più giocatori possibili;

2) banca o lay: il giocatore che fa da bookmaker ha la possibilità di bancare una giocata offrendo il valore della propria quota e l’importo massimo fino a cui si dice disposto a bancare la giocata stessa.

Passiamo a un esempio legato a un evento calcistico. Ipotizziamo una partita tra Juventus e Sassuolo: la Juventus gioca sul proprio terreno di gioco contro il Sassuolo e noi ci diciamo sicuri del successo bianconero. Così facendo, decidiamo di bancare il “2”, ossia la giocata che vede il Sassuolo vincente, offrendo una quota che possa richiamare l’attenzione degli altri scommettitori. Per esempio, 7.00. Stabilendo però un importo massimo, stabilito a priori (100 euro). Se un giocatore decide di puntare 100 euro sulla vittoria del Sassuolo, la giocata è conclusa (in gergo, “matched”). In caso di vittoria della Juventus o di pareggio, ovviamente il giocatore/bookmaker incasserà la puntata (i 1oo euro) del giocatore “avversario”. Con una percentuale (circa il 5%) girata in automatico alla piattaforma che ospita entrambi i giocatori.

Nel casso della vittoria del Sassuolo, invece, il giocatore/bookmaker perderà il prodotto risultante dalla moltiplicazione tra la quota della giocata e la puntata (7 x 100 euro, cui si devono sottrarre ovviamente i 100 euro puntati dal giocatore per ricavare la perdita netta, che sarà quindi di 600 euro).

Ecco che quindi il betting exchange ha un potenziale enorme. Offrire quote alte in un regime che sarà ovviamente concorrenziale: avere il fiuto giusto equivarrà così a ricavare molti più introiti di quanti se ne potrebbero ricavare giocando con i canonici bookmaker. Non resta che aspettare l’arrivo in Italia della nuova tipologia di scommessa, destinata a rivoluzionare anche il nostro Paese.


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